mercoledì 25 aprile 2012

BIOGRAFIA DI ANTONIO LOMBARDI

                                                                                                                           di Armando Matteo


Il Servo di Dio Antonio Lombardi nacque a Catanzaro il 13 dicembre 1898 da Nicola e Domenica Lombardi, una famiglia della media borghesia catanzarese. Fu battezzato il 26 dicembre dello stesso anno nella Parrocchia di San Giovanni Battista in Catanzaro e ricevette i nomi di Luciano e di Antonio. Fu il quartogenito di cinque figli, il primo dei quali anche lui di nome Antonio morì prematuramente all'età di tre anni e mezzo. I nomi degli altri fratelli sono Vincenzo, Adelaide e Anna Maria.
Il padre, avvocato e affermato uomo politico non solo a livello locale ma anche nazionale (fece parte del governo prima e dopo l'avvento del fascismo), si era formato alla scuola del radical-socialismo catanzarese ed era vicino alle tendenze massoniche presenti in città. La madre era donna molto pia, religiosa e di temperamento mite, ma la sua non fu vita facile a causa di una malattia mentale che la colse sull'iniziare della maturità.
Antonio Lombardi seguì gli studi liceali nel cittadino Liceo Classico "P. Galluppi" ove mise in bella mostra tutte le sue doti, in particolare nello studio della matematica, a cui faceva eco una raffinata sensibilità letteraria. Al termine degli studi liceali andò a Roma ove si laureò in legge. La scelta di tale ambito di studio e professionale, apparentemente non in perfetta sintonia con le sue naturali propensioni, trova la sua giustificazione nel desiderio del giovane di potersi inserire nello studio del padre, il quale, abbandonato nel frattempo la politica per l'avvento del fascismo, versava in una situazione economica alquanto delicata. Per ciò che riguarda la sua vita interiore, il Lombardi visse la sua giovinezza in uno stato di generale indifferenza religiosa.
Una serie di avvenimenti intervennero, però, sul finire della giovinezza e cioè tra la fine del secondo e all'inizio del terzo decennio del secolo passato nella vita del Nostro e ne segnano definitivamente il percorso. Il primo episodio è legato ad una malattia cardiaca risalente secondo le note scritte nel suo Diario agli anni 1926-1927, i cui postumi lo accompagnarono per tutta la vita e ne causarono la precoce scomparsa. Durante questo periodo di malattia e la convalescenza ad esso seguito, egli ebbe modo di conoscere e di affezionarsi a Teresa Mussari, una giovane di modeste condizioni sociali che abitava vicino la dimora dei Lombardi, ma che nutriva una fede molto forte. Anche la giovane era di fragile salute. Fu un'amicizia intensa che aiutò il Lombardi a ritrovare un intenso e genuino sentimento religioso. La morte della giovane, avvenuta nel 1929, portò a compimento la svolta interiore del Lombardi che culminò nel 1932 - secondo la testimonianza della sorella Adelaide affidata ad una memoria scritta – in una piena adesione al Vangelo. In conseguenza di ciò abbandonò lo studio legale del padre.

L'impegno culturale
Abbandonato lo studio del padre, il Lombardi si dedicò per un lungo periodo allo studio della storia della filosofia occidentale, in particolare di Kant e di Hegel. Ma con intuito felice si accostò anche alla tradizione filosofica e religiosa dell'Oriente. Il primo frutto di tale ricerca fu l’opera La Critica delle Metafisiche, pubblicata dall'editore Bardi di Roma nel 1940, che lo fece conoscere a tutto il mondo filosofico italiano e soprattutto a quello cattolico. A questa prima fatica ne seguirono altre dedicate a diversi temi ed in particolare sono da ricordare lo studio sulla Psicologia dell’Esistenzialismo (Ed. Studium, Roma 1943) e quello su La filosofia di Benedetto Croce (Bardi, Roma 1946). Fu collaboratore e redattore di prestigiose riviste filosofiche, come Sophia, Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, Noesis, Asiatica, Studium, Rassegna di scienze filosofiche, sulle quali intervenne con pregevolissimi articoli.
Per cogliere le motivazioni del suo generoso impegno culturale, è significativo quanto si trova scritto in una sua nota rimasta ancora inedita: «In un mondo nato per la libertà, e perché l’idea di Dio si svelasse, niente è più melanconico che veder gli uomini smarriti nelle tenebre delle loro passioni, tradire se stessi e quell’idea». In queste parole si avverte come egli sentisse sua specifica vocazione lo studio filosofico perché ciò gli permetteva di mostrare agli uomini la loro vera vocazione: essi sono nati per la libertà, ma spesso sono smarriti nelle tenebre dell’ignoranza. In particolare il Lombardi si avvide che la cultura del suo tempo negava qualsiasi valore al trascendente, che si trattava di una cultura tutta improntata al materialismo e all’esaltazione della potenza della tecnica. Ciò suscitava discredito verso la fede e verso la Chiesa. Per tale ragione egli intraprese la dura fatica del pensare allo scopo di criticare, da una parte, gli atteggiamenti antimetafisici comuni a molti in quel periodo e allo scopo, dall’altra, di mostrare all’uomo quale fosse la verità ed il senso della sua esistenza.
>Nei suoi testi filosofici si può trovare, perciò, una serrata critica di ogni forma di materialismo o di storicismo e contemporaneamente una forte difesa dei valori della trascendenza. La sua posizione filosofica si avvicina a quella della neoscolastica milanese (G. Bontadini, F. Olgiati, S. Vanni Rovighi). Di tale significativa vicinanza sono testimonianza l'amicizia con p. A. Gemelli, con Mons. F. Olgiati e con il Prof. C. Ottaviano. La sua notorietà in campo filosofico crebbe a tal punto che i suoi interventi vennero accolti sull’autorevole L’Osservatore Romano, con cui collaborò costantemente per un decennio sino alla sua prematura morte. Nel suo epistolario figurano i nomi dei più illustri pensatori del tempo, basti qui citare Vito Giuseppe Galati, Igino Giordani e Jacques Maritain.

L'impegno sociale
In piena continuità con questo impegno culturale si colloca il lavoro del Lombardi nel campo sociale. Egli visse autenticamente la sua vocazione di battezzato nella Chiesa ed in modo specifico partecipò alla vita dell'Azione Cattolica diocesana, di cui fu nominato Presidente degli Uomini nel 1941 dall’allora Arcivescovo di Catanzaro, Mons. Giovanni Fiorentini.
Il suo principale obiettivo fu quella della formazione delle coscienze, della creazione di personalità mature, di cristiani adulti. Rimasero famosi i suoi cicli di conferenze sulla dottrina cristiana, a cui prendevano parte molti giovani e autorità cittadine. Collaborò anche con gli studenti della FUCI.
La scelta di operare nel campo della formazione si andò sempre più specificando, all’indomani del ritorno della democrazia in Italia, nella cura delle giovani leve della politica, anche se non si impegnò mai direttamente in tale settore della vita pubblica.
Il suo forte desiderio di favorire la cultura locale si concretizzò nella creazione - all'interno della sua abitazione - di un centro di ricerca detto Novum Studium, che fosse punto di ritrovo, di discussione e di formazione dei giovani.
Convinto, poi, che solo una cultura profondamente rinnovata sui valori cristiani potesse garantire un’autentica promozione della società uscita sconvolta dal secondo conflitto mondiale, si adoperò tra gli anni 1944-1945 per la realizzazione di un periodico locale dal titolo L'idea cristiana.

L'impegno caritativo
Il Servo di Dio Antonio Lombardi nella sua vita fu sempre attento a coniugare il suo impegno culturale con una grande attenzione agli ultimi, come ha lasciato scritto con parole commoventi la sorella Adelaide. Durante il periodo fascista per la posizione di prestigio che godeva nella città aiutò molti che erano in difficoltà con il regime di Mussolini, pur essendo lui dichiaratamente antifascista. Il caso più famoso è quello di Frate Giuseppe di Maggio.
Ma la sua azione caritatevole non si limitò al piano personale. Progettò nel rione Bellavista di Catanzaro un piccolo ospizio per ciechi; si impegnò nella difesa coraggiosa dell'orfanotrofio cittadino "Rossi"; diede anche un consistente appoggio all'avvio dell'opera "In Charitate Cristi", attualmente nota con il nome di "Fondazione Betania" e che oggi costituisce una delle istituzioni caritative più prestigiose del Mezzogiorno d'Italia.
La sua precoce morte avvenuta il 6 agosto 1950 gli impedì di portare a terminare i suoi progetti. Ma l’esemplarità e la santità di quest’uomo furono subito avvertite dai suoi amici e conoscenti, i quali, affinché la sua memoria non andasse perduta, il 9 maggio 1954, vollero ricordarlo con una pubblica manifestazione, durante la quale una lapide fu scoperta sul muro della casa paterna in Largo Sant'Angelo in Catanzaro. Il testo della lapide meglio di ogni altro si pone come sintesi della vita e dell'opera di Antonio Lombardi: Pupilla ansiosa di luce / affrontò / gli eterni problemi / in diuturne ricerche / in sintesi armoniose / degne dei maggiori maestri / fervido spesso ignoto benefattore / rivive / nell'amore e nella verità / di Cristo.
A seguito di numerose richieste e dopo aver svolto accurate ricerche sulla vita e sul pensiero di Antonio Lombardi, Mons. Antonio Cantisani, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, il 14 settembre1999, dopo aver ricevuto il parere favorevole dei Vescovi della Regione Episcopale Calabra e il Nihil obstat della S. Sede, ha introdotto la causa di canonizzazione del Servo di Dio Antonio Lombardi e, il 6 ottobre 1999, in occasione dell’insediamento del Tribunale diocesano per la causa di canonizzazione del Servo di Dio, ha intitolato a lui la Biblioteca Diocesana a perenne ricordo del generoso sforzo del Lombardi di coniugare cultura e santità.



mercoledì 1 febbraio 2012

4. ANTONIO LOMBARDI: AUTORE DI VIVA COSCIENZA



Le prime volte in cui discutevo di “Il Servo di Dio. Antonio Lombardi profeta laico del ventesimo secolo” (Velar, 2012) con il suo autore, l’amico e giornalista Luigi Guzzo, confesso di aver non di rado indicato il protagonista del saggio come “padre Lombardi”; la mia erronea indicazione, tuttavia, aveva un qualche fondamento: ora che ne scopro le virtù, per la riuscita, prima, indagine di Guzzo, penso che il Lombardi fosse munito di quei caratteri (di quel carisma?) che solitamente si attribuiscono al concetto di “paternità”, declinato in senso confessionale; non secondariamente, ogniqualvolta ne avessi sentito parlare nella città di Catanzaro -col senno di poi: troppe poche volte-, subito notavo che anche nel racconto popolare gli accenti sulla “santità” di questo laico meridionale dominavano su ogni altro tipo di riflessione. Inoltre, quando ho letto i primissimi appunti di Luigi Guzzo sulla figura di Antonio Lombardi, e soprattutto quando mi sono imbattuto nella “Critica delle Metafisiche” (1940), ho ritenuto inevitabile immaginare che posto avesse, nella dottrina lombardiana, la teoria dell’atto giuridico, di ispirazione cristiana (rectius: canonica), per uno studioso che proveniva dal mondo, contraddittorio ma interessante, della giurisprudenza italiana degli anni Venti e Trenta. Luigi Mariano Guzzo ha centrato l’obiettivo che, anche parlandone con un amico, aveva indicato come suo prioritario: stendere un primo saggio, un primo contributo di riflessione, possibile volano di ulteriori riflessioni tanto sullo specifico autore considerato quanto sul tema, di largo e “annoso” respiro, del contributo laico nella missione della Chiesa. In realtà, ritengo che questa prima boa sia stata sin da ora fruttuosamente sorpassata, perché il testo (soprattutto nei riferimenti alla Chiesa secondo-conciliare e nel riferire del contributo politico-programmatico cattolico, tra inizio della Resistenza e promulgazione della Costituzione) riesce ad aprire non banali squarci ulteriori.
Non tutto in Lombardi parla del teorico: l’appartenenza confessionale, convinta nonostante la famiglia recasse in sé il timbro forte del radical-socialismo, sostenuto dal padre ed esistente negli ambienti d’avanguardia delle regioni meridionali da almeno un cinquantennio, spesso anticipa il momento della critica a quello dell’analisi (così, mi parrebbe essere la “Psicologia dell’esistenzialismo”, che è una critica, più che dell’esistenzialismo francese, dell’edonismo, degli individualismi riduzionisti, persino della montante imposizione della società dei consumi); ma, e questo è uno dei meriti dell’interessante lavoro di Guzzo, il peso di un autore che contribuisce a ridefinire l’appartenenza culturale laicale, nell’emisfero ecclesiale, va valutato anche per le concrete scelte di vita operate, per la capacità di manifestare coerenza nel novero ristretto delle attività quotidiane, dell’accoglienza in tempi di diffuso immiserimento popolare, dell’attività di studio, orientata a fini divulgativi, e non solo.
Il laicato secondo-conciliare non è stato disciplinato in modo restrittivo, ma come sempre aperta e vivida carica di speranza. Ciò, in sostanza, coinvolge aspetti tuttavia assenti, e per ovvie ragioni, nell’opera di Lombardi: la diversità degli stili di vita, la legittimità di ciascun percorso che conduca all’adesione di Fede, autentica e incondizionata, una pratica dell’attivismo sociale, congrua rispetto alle nuove sfide esatte dalle società globali. Ma già solo che vi sia, in Lombardi, la traccia netta e forte di un impegno caritatevole, concepito sia in termini teorici che locali e territoriali, del ripudio delle guerre e della loro attitudine violenta alla coazione, vale a riscattare l’autore anche ai fini di un discorso consapevole sulla modernità.
Non v’è dubbio alcuno che Guzzo avrà tempo, modo e luogo tanto di arricchire le sue note su questo medesimo autore, quanto di rinvenirne altri, di identica e complementare capacità prospettica e determinazione di vita e di Fede; per intanto, “Il Servo di Dio. Antonio Lombardi profeta laico del ventesimo secolo” si palesa come notevole antologia di istantanee su un personaggio significativo, nonché compiuta, ricca, prima ricerca espositiva.

3. ANTONIO LOMBARDI: IN CAMMINO VERSO L’ETERNITÀ

Il Servo di Dio Antonio Lombardi. Profeta laico del ventesimo secolo

Antonio Lombardi (1898-1950) fu un filosofo che scelse la "porta stretta" della santità ordinaria. Nella sua azione e nelle sue opere fu profeta di quella impostazione che la Chiesa del Concilio Vaticano II chiede ai laici.
48 pagine illustrate - 3,50 Euro


Riflessione di SEBASTIAN CIANCIO
“Oggi il mondo ha bisogno più di testimoni che di profeti- aveva detto Paolo VI- e se ha bisogno di profeti, esige che siano anche testimoni”. Uomini di Dio come i tanti laici che raggiunsero la perfezione cristiana, incarnando nella propria esistenza la bellezza e la coerenza delle beatitudini, rappresentano un dono autentico che Dio volge all’umanità perché essi, veri “profeti” e “testimoni”, vivendo nell’intimità con il Signore, Lo rendono ancora oggi presente in questo mondo tormentato e privo di speranza. In prospettiva, merita un posto di rilievo nella storia Diocesana di Catanzaro, l’indimenticabile figura di Antonio Lombardi. Una breve vita la sua ma intensamente vissuta nel segno della croce e della carità sociale. Una vita quella del filosofo Antonio Lombardi (1898-1950) che la città di Catanzaro ha la necessità di conoscere e approfondire maggiormente. E per cogliere le motivazioni del suo generoso impegno culturale, è significativo quanto ci propone e descrive il giornalista pubblicista Luigi Mariano Guzzo nel suo libro “Il Servo di Dio Antonio Lombardi – Profeta laico del ventesimo secolo”, collana “Biografie Blu” , editrici Velar– Elledici (2012).Nella ricostruzione etico – sociale, per altro pregevole,operata dal giovane Guzzo, emerge la concezione filosofica che Antonio Lombardi promuoveva. Quell’idea morale di uomini nati per la libertà ma smarriti nelle tenebre dell’ignoranza. In particolare il Lombardi si avvide che la cultura del suo tempo negava qualsiasi valore al trascendente, che si trattava di una cultura tutta improntata al materialismo e all’esaltazione della potenza della tecnica. Ciò suscitava discredito verso la fede e verso la Chiesa. Per tale ragione, dopo la conversione ai precetti cattolici maturata intorno ai trent’anni e a seguito di una grave malattia e della morte della giovane amata; egli aderisce totalmente al vangelo di Cristo attraverso la sua testimonianza di fede e l’impegno associativo nell’Azione Cattolica e nella FUCI . In chiave filosofica, invece, intraprese la dura fatica del pensare allo scopo di criticare, da una parte, gli atteggiamenti antimetafisici comuni a molti in quel periodo e allo scopo, dall’altra, di mostrare all’uomo quale fosse la verità ed il senso della sua esistenza. La testimonianza di Antonio Lombardi, filosofo Catanzaro che scelse la “porta stretta” della santità ordinaria, sta nella scoperta della luce in mezzo alle tenebre prima dell’indifferentismo religioso e poi della malattia. Ed è in questa luce che riesce a intravedere il volto di Dio che è Amore, il volto di Dio che è il volto degli ultimi, dei miseri e degli emarginati. Antonio Lombardi, seppe come pochi infondere speranza, coniugare cultura, carità e santità in una terra difficile, “sismica” non solo geologicamente , diffidente ma soprattutto povera di grandi esempi virtuosi e laicali.







ANTONIO LOMBARDI: AUTORE DI VIVA COSCIENZA
Domenico Bilotti
http://www.blogger.com/img/blank.gif

lunedì 30 gennaio 2012

2. CRONOLOGIA DELLA VITA di A. LOMBARDI


di Luigi Mariano Guzzo

1898, 13 dicembre: Antonio nasce a Catanzaro da Domenico e Nicola Lombardi.

1926-1927: Antonio Lombardi, che, dopo la laurea in giurisprudenza a Roma, inizia a lavorare nello studio legale del padre, viene colpito da una grave malattia cardiaca.

1929: Muore Teresa Mussari, la giovane amata. Il Lombardi inizia ad interrogarsi sul senso della vita cominciando un percorso di conversione interiore .

1937: Inizia l'avventura nell'Azione cattolica.

1940: Pubblica la sua opera più importante: Critica delle Metafisiche.

1941, 1 dicembre: L'Arcivescovo di Catanzaro, Mons. Giovanni Fiorentini, lo nomina Presidente diocesano dell'Unione Uomini di Azione Cattolica.

1942: A Catanzaro viene fondato il circolo diocesano della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci). Antonio Lombardi collaborerà molto con gli universitari cattolici.

1949: Antonio Lombardi da vita all'esperienza del circolo "Studium".

1950, 6 agosto: Antonio Lombardi muore.

1954, 9 maggio: L'Azione Cattolica promuove a Catanzaro una commemorazione ufficiale in onore di Antonio Lombardi.

1993, 6 ottobre - 1995, 3 giugno: Primo Sinodo diocesano del1'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, indetto dall'Arcivescovo Mons. Antonio Cantisani. II Sinodo chiede che "venga divulgata la spiritualità" di "presbiteri diocesani, fedeli laici e religiosi, esemplari uomini di Dio" della Chiesa catanzarese. In questa occasione il dott. Raffaele Gentile pre¬para un dossier su Antonio Lombardi per riscoprirne la figura.

1996, giugno: Come frutto del Sinodo viene pubblicato Santi tra noi, un volumetto di 160 pagine, in cui vengono riportati quindici profili biografici di presbiteri, laici, uomini, donne, intellettuali e artigiani che hanno reso testimonianza al Signore nella vita di tutti i giorni. Tra questi anche il profilo di Antonio Lombardi a firma del dott. Raffaele Gentile.

1996, 27-28 novembre: I1 Centro per la Cultura dell'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, diretto da padre Nicola Criniti, organizza il Convegno di Studi "Antonio Lombardi. Tra santità e cultura". Gli atti usciranno nel luglio del 1998.

1999, 21 settembre: L'Arcivescovo Cantisani, in una lettera indirizzata ai fedeli, annuncia il Nulla osta della Santa Sede per 1'apertura della causa di canonizzazione del Servo di Dio Antonio Lombardi.

1999, 6 ottobre: Con una solenne celebrazione eucaristica viene aperta la Causa di canonizzazione e si insedia il tribunale ecclesiastico per la prima sessione del processo diocesano. Postulatore della Causa è don Armando Matteo. Nello stesso giorno Mons. Cantisani inaugura la biblioteca diocesana intitolandola ad "Antonio Lombardi".

2011, 20 ottobre: Durante la celebrazione per l'inaugurazione del nuovo anno pastorale, l'Arcivescovo Metropolita, Mons. Vincenzo Bertolone, annuncia di aver provveduto a ricostituire il Tribunale ecclesiastico, nelle persone di Mons. Raffaele Facciolo (Presidente), di padre Pasquale Pitari (Promotore di giustizia) e di don Marcello Froiio (Notaio), per la ripresa delle Cause di canonizzazione dell'avv. Antonio Lombardi, don Francesco Caruso, Mariantonia Samà e del Beato Paolo D'Ambrosio da Cropani.

ARTICOLO DI RECENSIONE DI FRANCESCO PITARO (cliccare sull'articolo per ingrandirlo)

1. UNO SPIRITO ASSETATO DI VERITA'

Il servo di Dio ANTONIO LOMBARDI (1898-1950)
Profilo tratto da "Santi tra noi"
Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, 1996
scritto dal dott. Raffaele Gentile
Filosofo

Senza dubbio tra le figure più significative del cattolicesimo catanzarese, vissute nel secolo ventesimo, va annoverata quella di Antonio Lombardi.
A suo riguardo così si esprime Vito G. Galati: "In questo pensatore, la Calabria ha fatto rifiorire qualcosa del suo genio speculativo, e principalmente la esigenza dell'unità sistematica, che non si raggiunge confondendo Dio e il mondo, ma distinguendoli nell'unità dell'assoluto creatore. E su questo piano la sua indagine è singolare perché svolta sui punti essenziali della superficie filosofica dell'Occidente e dell'Oriente, conclusa nel giudizio che la filosofia vale per l'uomo non per sé medesima: vale, cioè, in quanto attinge il principio della salvezza".
Cenni biografici

Nato nel 1898 e morto nel 1950, egli appartiene cronologicamente alla prima metà del secolo; ma la sua opera di uomo di pensiero e la sua testimonianza di fede e di cristiano varcano i limiti del tempo e dello spazio, e lo collocano in una dimensione molto più ampia e duratura.
Una giovinezza caratterizzata da un animo inquieto e da crisi ateistiche lo rende indeciso anche in prospettiva di una scelta professionale per il proprio avvenire: filosofia o scienze (in particolare, matematica) o lettere. Prevale alla fine quella degli studi giuridici, pare non sollecitato dal padre, avvocato e politico conosciutissimo e stimato in tutta la Regione. Laureatosi in giurisprudenza, non tardò ad affiancare il padre, sia per alleggerirlo in un primo tempo nella fatica, tenendo conto dell'impegno politico, sia in seguito, all'uscita dalla scena politica con l'avvento del fascismo.
L'insoddisfazione dell'attività legale, una malattia ed un amore sentito, infranto dalla morte, ne scossero profondamente fisico e spirito. Ed è quella tomba, irrorata dalle sue lacrime, ad aprirgli (o riaprirgli) la strada della fede! San Giuseppe Moscati affermava che "la morte è una tappa della vita", e Antonio Lombardi parlerà della morte intesa "come realtà rivelatrice vivente, come realtà che caratterizza la stessa realtà della vita".

Ricerca della verità

E all'urgente ricerca della Verità dedica tutte le sue energie, forse incoraggiato e sostenuto da quella personale tendenza per gli studi filosofici avuta da studente, forse colpito ed interessato dalla speranza cristiana scevra da qualsiasi preconcetto, ma con il proposito, assetato di Luce com'era, di mettere a disposizione di tutti (dubbiosi e smarriti) il personale convincimento. E' il Lombardi stesso che, un giorno, a Vito Giuseppe Galati confesserà di aver voluto adempiere a tutte quelle ricerche ed a tutti quegli studi per dovere di cristiano, aggiungendo: "Mi pare che verrei meno alla stessa Fede non facendolo". E che questa Fede, tanto apertamente espressa, sia evidente, si può cogliere dal suo stesso diario, in un'annotazione, riportata in data 13 novembre 1937, che recita "Comincia la definizione dello scritto su Hegel. Metto questo scritto sotto la protezione della Madonna e di San Giuseppe".
Nella ricerca e nella dimostrazione della Verità suprema Egli affrontava le filosofie ed i sistemi filosofici di tutti i tempi, scandagliando (per dirla con Luigi Costanzo) "tutte le possibilità del pensiero in ordine alla Fede, onde questa avvalorare sempre più e propagare, specie in coloro che dicono di credere principalmente alla ragione".
Da questa indagine scrupolosa, condotta con strettissimo rigore scientifico, finiva con il nascere l'opera sua filosofica più importante, la Critica delle Metafisiche, pubblicata nel 1939, dopo avere ben sviscerato la filosofia occidentale, la filosofia indiana e la filosofia cinese; "opera che rivela - come afferma Vito G. Galati - il suo particolare orientamento ideologico, le sue capacità dialettiche, il suo stile filosofico e, nelle stesse costruzioni dimostrative, l'anima sua ebbra di verità e, starei per dire, avida di canto religioso"; "opera con una impostazione rigorosamente speculativa e non storica, come lo schema potrebbe far supporre".
E', del resto, lo stesso Lombardi che, nel capitolo introduttivo, afferma: "Poiché la filosofia greca e l'araba appartengono piuttosto alla storia della filosofia che alla filosofia, se non in quanto rivivono nella filosofia moderna, così noi, trattando di questa filosofia e di quella indiana, le due sole filosofie viventi, abbiamo trattato ad un tempo ogni altra filosofia".
Da Giordano Bruno a Nagarjuna, da Hegel a Sankara, da Kant ad Asanga, da Spinoza a Lao-tse, i più grandi sistemi filosofici sono da lui passati in rassegna e riassunti con precisione; poi ne scopre i punti più deboli, le contraddizioni e le impossibilità logiche.
Adriano Tilgher scrive: "Si tratta di un'opera assai meditata e seria,che dimostra un dialettico poderoso che va al centro dei problemi e li discute con conoscenza e con acume".
E Antonino Anile afferma: "Un libro simile pochi in Italia sarebbero stati capaci di farlo".
Nella Metafisica dell'Asia, un saggio nel quale tratta la propria visione del mondo orientale, il Lombardi afferma: "Illusoria è la barriera che divide l'Oriente e l'Occidente, giacché tutta la terra è patria dell'uomo, che parla a lui con la sua antica, materna voce misteriosa". Nella corrispondenza del sostanziale processo religioso-filosofico del mondo greco e di quello asiatieo, egli vede rivelarsi "l'unità del pensiero umano, l'identità delle tendenze e delle conclusioni".
E così aggiunge: "Se dunque l'uomo ricerca nell'Asia quello che è proprio dell'uomo di ricercare... ecco che l'Asia stessa non è all'uomo sufficiente, dev'essere oltrepassata. Di là da essa, di là da ogni natura creata, di là da ogni astratta essenza, di là da ogni vano divenire, a quel che l'uomo ricerca: l'infinito. Ecco il bisogno che 1'infinito sia non astrattezza ma essere, non indefinitezza ma assoluta definizione, non momento irreale di una natura ma assoluta realtà, non essere vuoto d'individualità, ma persona. L'infinito dev'essere Dio...".
Ed è in questo approdo finale in Dio Infinito che si acquieta il suo spirito, assetato di Verità.
Su L'Idea cristiana del 6 gennaio 1944 Lombardi scriveva: "Il tempo è una rete tesa sull'abisso, tra il nulla e 1'infinito. Saper danzare sulla rete del tempo è tutta la sapienza della vita. Amarsi, aiutarsi: che altro resta del tempo? L'odio, il denaro, il potere, tutto è vano. Anche i dolori son passeggeri. Quel che s'afferma e che resta è solo l'amore, che è luce. La vita scaturì in origine dalla luce, e nella luce trionferà"!
Tante volte ebbe a dirmi che la sua passeggiata preferita, da solo, era quella verso Sant'Elia (di Catanzaro); la vastità del panorama e la veduta delle vette silane e del mare erano bellezze naturali e stimoli a pensare e meditare sull'Infinito.

Il prossimo

Ma la speculazione filosofica e l'amore alla Verità fino alla contemplazione non lo distoglievano dall'attenzione verso il prossimo. Anzi, sotto questo aspetto, il proprio donarsi correva come il treno sulle rotaie. La sua generosità lo sollecitava a mettere a disposizione il pensiero illuminante sui problemi della Fede e della morale, particolarmente verso i giovani, assetati di conoscenza e di verità; ma, parimenti, eguale sollecitudine aveva sul piano materiale per i poveri, gli abietti ed i sofferenti. Verso questi ultimi molto spesso l'intervento avveniva nel più scrupoloso riserbo e con tutto il garbo possibile.

Formare le coscienze

Alla formazione di coscienze cristiane il Lombardi indirizzò essenzialmente la sua attività nell'Azione Cattolica ed anche attraverso l'istituzione di un circolo - il Novum Studium - creato in casa. Occorre far sapere l'importanza di questa opera, in quanto, nel periodo in cui Lombardi fu presente, la situazione non era certo favorevole.
Il clima politico degli anni trenta, nonostante i Patti Lateranensi del 1929, non assicurava agli iscritti e simpatizzanti della grande Associazione cattolica, posta a servizio della Gerarchia della Chiesa, la piena libertà organizzativa. Certamente i pia anziani ricordano gli incresciosi episodi di sedi violate o controllate ed anche oggetto di atti vandalici. Ma non minore influenza, nel frastornare le menti, erano state, durante il ventennio, la stampa, la scuola e la propaganda di regime, favorita da avvenimenti politici, come la campagna di Etiopia, l'Impero, la guerra in Spagna, l'Asse, il secondo conflitto mondiale, la disfatta militare, la democrazia dopo i venti anni di fascismo, e, infine, le preoccupazioni per il nuovo assetto nazionale con tutte le incognite.
Oggetto di particolare attenzione furono i laureati e gli studenti, e fra questi ultimi, specialmente gli universitari.
L'armistizio dell'8 settembre 1943 aveva bruscamente, e di fatto, spaccato l'Italia in due: una sotto il controllo delle truppe anglo-americane e l'altra sotto il controllo rigido militare e civile dei nazisti di Hitler, mentre la guerra guerreggiata continuava sul territorio italiano.
La Calabria, unitamente alle altre Regioni dell'Italia Meridionale (Sicilia compresa), era rimasta isolata da Roma e dal resto d'Italia; parimenti le diocesi avevano perduto la possibilità di comunicare liberamente con la Sede Apostolica.
Ill ritorno della democrazia, una volta avvenuta l'occupazione alleata, favoriva la rinascita dei partiti; mentre la libertà di stampa, anche se inizialmente sottoposta a censura, consentiva la diffusione di programmi e di idee non sempre in sintonia con la dottrina della Chiesa e la sua ispirazione sociale.
Catanzaro, in maniera particolare, rispetto alle due altre province calabresi, vedeva con difficoltà il sorgere del movimento politico dei cattolici. Mentre le altre due province (Reggio e Cosenza) si trovavano avvantaggiate dalla presenza sul posto di esponenti di rilievo che, nel passato, attivamente avevano militato nel Partito Popolare, Catanzaro non aveva potuto beneficiare di analoga possibilità, in quanto gli anziani dirigenti popolari si trovavano tutti a Roma e, quindi, impossibilitati a prendere contatti con la realtà catanzarese.
Antonio Lombardi non stette a guardare. Pur alieno a qualunque incarico politico sia per carattere che per motivi di famiglia, si adoperò, non senza difficoltà, a promuovere il movimento politico dei cattolici, in conformità alle disposizioni della Conferenza Episcopale Calabra, presieduta, in quel tempo, dall'Arcivescovo di Reggio Calabria, Mons. Antonio Lanza. Nello stesso periodo, nell'attesa che si avviasse su basi concrete l'organizzazione politica, volle la presenza di un periodico cattolico. Benché la cosa non fosse tanto facile, anche perché vi era la carenza di carta (tanto è vero che per molto tempo tutta la stampa, controllo a parte, usciva limitata nel formato e nel quantitativo), il Lombardi, nel dicembre del 1943, fu tra i fondatori de L'Idea cristiana, ottenendone l'autorizzazione dal Comando Militare Alleato. Non bisogna dimenticare che, nel dicembre di quell'anno, la provincia di Catanzaro era amministrata dalle truppe di occupazione, le quali erano entrate in Città intorno alla metà di settembre a seguito dell'armistizio.
Fu il primo giornale cattolico della provincia ad essere pubblicato, dopo la fine della guerra guerreggiata, nell'Italia Meridionale, in un momento storico, nel quale questa parte della Penisola era isolata dalla Sede Apostolica e mancava la stampa ufficiale nazionale. Seppi indirettamente, a distanza di tempo, dopo la liberazione di Roma, che se ne era compiaciuto il Papa Pio XII(1).

La In Charitate Christi

Ma il ricordo di Nino Lombardi rimane anche legato al sorgere dell'Opera Pia In Charitate Christi in Catanzaro nei primi mesi del 1944. Avvalendosi dell'aiuto del padre, On. Avv. Nicola, Sottosegretario di Stato nel Governo del Maresciallo Badoglio e nel primo Governo Bonomi, intervenne presso l'Amministrazione civile, che allora si svolgeva sotto il controllo alleato delle Forze Armate di occupazione. Mons. Giovanni Apa ed il canonico Giovanni Capellupo vennero presentati al Prefetto del tempo, Dott. Falcone Lucifero, che intervenne presso l'EEA per la concessione dei locali siti nel Rione Fondachello, locali vuoti ma che erano stati fatti costruire dal passato regime a finalità sociale. In quella circostanza il Prefetto Lucifero, nel concedere gratuitamente a tempo indeterminate il fabbricato disponibile di Fondachello, raccomandò ai due Sacerdoti di fare qualcosa che non fosse "ospizio".

I poveri

Ma è verso i poveri e quelli "più abbietti e quelli la cui vicinanza ci umilia in questo mondo" che volse lo sguardo ed il cuore e che quotidianamente avvicinò con fraternità e generosità. Lo fece da sé, ma anche attraverso la Conferenza di San Vincenzo de' Paoli, che con assiduità frequentava. Non mancò di intervenire anche con la stampa, e con insistenza, subito dopo la fine della guerra in Calabria, di fronte alla dilagante miseria ed anche alla fame che colpivano tanta gente.
Scriveva su L'Idea Cristiana del 6 gennaio 1944: «Il problema della carità è uno dei più impellenti. Si veggono ovunque bimbi, donne, vecchi, e anche uomini e giovani sani, specie tra le famiglie degli operai e dei modesti pensionati, deperire di giorno in giorno. L'organizzazione di una vasta opera di carità s'impone. Siamo in tempi di partiti politici: sarebbe dunque assai ben fatto che i ricchi di tutti i partiti, e ve ne sono di ricchissimi, dal partito democristiano a quello demoliberale, da quello socialista a quello comunista, si unissero fraternamente insieme, nell'aiuto effettivo verso i poveri, gli ammalati, gli abbandonati. Ne riparleremo".
Ed un nuovo Appello alla carità, con animo accorato, egli rivolgeva a tutti su L'Idea Cristiana del 23 gennaio 1944, quando imperversavano mancanza di viveri di prima necessità, penuria di indumenti, disagi inauditi per i senzatetto. In proposito scriveva:
"Poveri, ai nostri giorni, sono la maggior parte degli uomini. E questi poveri innumerevoli non si sa più come si nutriscano o come vivano. Non hanno pane, non hanno vesti; molti non hanno tetto. Eppure, non tutti sono in una uguale miseria. Già si sa, vi sono i ricchi, ricchi di denaro, e, quel che più vale, di terre. E vi sono poi quelli che ricchi non si possono dire, ma che pure non soffrono disagio alcuno, e qualche volta si trovano anche ad avere del superfluo. E vi sono tutte le gradazioni di ricchezza, di agiatezza, di povertà. Non sarebbe dunque doveroso che coloro che più hanno dessero a quelli che hanno meno, e dessero non per solo sentimento di carità, ma per obbligo di giustizia sociale e di umana solidarietà? Si possono anche ammirare gli ideali e i programmi politici, ma, in ultimo, quel che veramente conta sono i fatti del presente. E colui che, potendo fare ora un po' di bene, lo trascura per un progetto di maggior bene futuro, non sappiamo quanto possa fare affidamento. Quante miserie non si potrebbero alleviare se vi fosse tra i ricchi maggiore senso di carità o di giustizia! Eppure costoro si assidono alle loro laute mense, senza un rimorso nel cuore. Non un pensiero per i poveri bimbi che piangono sotto il morso della fame, per i tanti miseri che muoiono d'inedia. E che se ne fanno delle loro ricchezze? Non vedono, ciechi, quante umane fortune sono state distrutte. Come sarebbero più felici, se sapessero dare più generosamente, se rendessero i poveri partecipi dei loro beni. Ma l'attaccamento eccessivo agli agi e ai piaceri della vita, rende tanti cuori chiusi ad ogni senso di pietà. E la giustizia di Dio verrà su questi ricchi. Verrà terribile i1 giorno del giudizio, ma viene qualche volta anche su questa terra. Si parla tanto, da costoro, contro il comunismo. S'intende che essi ne concepiscano odio, poiché si tratta dei loro beni, che quello verrebbe a distruggere. Ma il comunismo appunto potrebbe essere la giustizia di Dio contro costoro. Signori ricchi, non vi avvedete che questo è il tempo della giustizia e della carità, che bisogna dare, generosamente dare, cristianamente dare? Ma non solo i ricchi debbono dare e soccorrere. Debbono dare e soccorrere tutti, in proporzione delle proprie disponibilità. chiunque deve porgere l'aiuto fraterno a ehi è povero più di lui. Facciamoci un po' tutti l'esame di coscienza, e vedremo che abbiamo un po' tutti le nostre colpe".
E contro la crescente campagna di odio che voleva nella polvere i gerarchi del caduto regime, perfino quelli che, per vivere, avevano ricoperto marginali caricucce o incarichi di scarso rilievo, Antonio Lombardi alzò alta e forte la sua voce. In proposito scriveva su L'Idea Cristiana, firmando responsabilmente il suo pensiero, perché non apparisse affermazione interessata, in quanto indiscutibilmente notoria 1'avversione ventennale di tutta la sua famiglia al fascismo: "Non incrudeliamo. L'accanimento col quale da non pochi, anche stimati cittadini, si vorrebbe mettere letteralmente sul lastrico chiunque abbia coperto qualche carica nel passato regime, venendo così a mettere sul lastrico intere famiglie, ci addolora e ci rattrista. Non ci pare né segno di giustizia, né di purificazione sociale, né tanto meno di bontà. Riconosciamo sì che le posizioni di molti fascisti debbano essere rivedute, ma... est modus in rebus".

Figlio e fratello esemplare

Figlio e fratello esemplare fu in seno alla famiglia. In particolare il suo animo sensibile e generoso non poco soffrì per i genitori, che sopravvissero alla sua fine: per la madre che, da lunghissimo tempo, portava un'infermità particolarmente pesante e senza autosufficienza; ma, soprattutto, per il padre perché lontano dalla fede; motivo che profondamente lo mortificava, lo angosciava, lo demoralizzava e, certamente, era nei suoi pensieri, nel quotidiano colloquio con Dio. Non è difficile immaginare che facilmente avesse fatto offerta della propria vita, perché il padre, ormai avanti negli anni ma lucido nella mente, arrivasse a Dio.
Quanti ricordarono Nino Lombardi, in occasione della commemorazione ufficiale del 9 maggio 1954, promossa dall'Azione Cattolica, nel fugace quanto inevitabile richiamo di questo particolare stato d'animo filiale, sicuramente si fermarono, come tempo, al 6 agosto 1950 (giorno, peraltro, particolarmente ricordato dalla Chiesa, nonché Anno Santo). Ma ehi scrive, per avere mantenuto i rapporti anche successivamente col padre, è in grado di dare una testimonianza diretta aggiornata.
La morte prematura di Nino aprì al padre inaspettatamente una via nuova, sicuramente prima non immaginata; via nuova che, una volta intrapresa, non poteva non condurlo a Dio. Perché subito, spezzato il colloquio quotidiano con il figlio nella forma sensitiva, incominciava quello dell'anima, attraverso l'attenta ed interessata lettura degli scritti, che Nino aveva lasciato sul proprio scrittoio. Iniziava il cammino verso la trascendenza, spoglio di pregiudizi, dolcemente spinto come da un zefiro primaverile, seguendo la forza dialettica, la logica convincente di Nino, che aveva fatto giustizia di tutte le filosofie per dimostrare, anche con la ragione, 1'eterna Verità, al di sopra delle diverse elucubrazioni del pensiero e dell'intelletto umano.
Ed il nome di Dio ricorreva sulle labbra del vecchio genitore nei pochissimi incontri che ebbi dopo la morte di Nino. Ricordo ancora un pomeriggio nel quale espressamente, su suo invito, ci trovammo alcuni amici intorno al suo tavolo e, in quell' occasione, trasse da un cassetto alcuni scritti da lui composti, che mi auguro siano stati conservati. Erano pensieri e versi sciolti nei quali faceva riferimento a Dio e che lasciavano chiaramente trapelare il personale convincimento.
Non ritengo azzardato dire che certamente Nino era stato ascoltato ed esaudito! Non è azzardato dire che, ancora una volta, la luce passava attraverso un sepolcro! Non è azzardato dire che, se Nino aveva avuto per volere di Dio quel padre per la vita del corpo, Nino interveniva perché il padre, a sua volta, non perdesse quella dello spirito! L'amore filiale non poteva raggiungere dimensione più larga e vetta più sublime!

In sintesi

Antonio Lombardi all'uomo di oggi e a quello del nuovo millennio che avanza, in un tempo di decadenza e di mortificazione di tutti i valori tradizionali degni di una civiltà, da un esempio completo di vita: dalla fede alla carità, dalla ricerca e dall'affermazione della verità alla giustizia, dalla famiglia alle diverse altre componenti sociali, dalla difesa della vita alla solidarietà, dalla politica (intesa come servizio) alla stampa (intesa nella sua funzione educativa di corretta informazione), dal bando di ogni forma di odio alla condanna di qualunque violenza, dall'interessamento verso i giovani all'avversione per le ricchezze, dalla purezza in ogni sua espressività (che gli fa annotare in data 12 dicembre 1936 sul suo diario intimo Non commettere alcun peccato veniale di volontà) al rispetto del creato e delle sue bellezze.
Ma quello che appare ed è predominante, in questa testimonianza, è lo sforzo titanico vissuto in maniera sofferta, di poter far comprendere il fine della creazione stessa: "Dio ci ha creati per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita, e per goderLo nell'altra in paradiso".
Antonio Lombardi così conclude la sua grande opera filosofica: "Dio non creò l'uomo per gli effimeri piaceri della terra, perché nessuna opera di Dio può essere vana, e perché d'altronde, la mente dell'uomo, eh'è universale, non può mai appagarsi d'alcun bene particolare. Onde 1'uomo, eh'è nato a conoscere Dio, è anche nato ad avere in Dio il suo fine. Perciò tutta la creatura non serve all'uomo che per tendere a Dio, finché in Lui non riposi, quando i cieli e la terra si rinnoveranno e tutta la creatura sarà glorificata, nam expectatio creaturae, revelationem filiorum Dei expectat. Così i cieli narrano la gloria di Dio, e gli astri del cielo illuminano la terra, manifestando la divina grandezza. E infine la maestà e la tremenda possanza della natura che insegna all'uomo la sua condizione e la sua piccolezza: Dov'eri tu quand'io involgeva nella caligine il mare, come un bambino nelle sue fasce?".
Nel firmamento della Chiesa catanzarese, Antonio Lombardi, assertore e propagatore della fede, con l'esempio della sua vita, in un'ora trepida e confusa per 1'umanità, richiama e ricorda agli uomini di oggi e del terzo millennio l'eterno ma sempre attuale messaggio di pace, di verità, di giustizia e di amore del Cristianesimo.

(a lato la chiesetta di S. Angelo, dove sono avvenute le esequie)

Dalla commemorazione tenuta da V. G. Galati

Preso da un sentimento di riverenza, ripeto a me stesso e a voi le parole che il Lombardi mi disse, molti anni or sono, conversando nel mio studio a Roma, quasi per giustificare la sua fatica filosofica: "Ciò che faccio negli studi è per dovere cristiano, mi pare che verrei meno alla stessa fede non facendolo". Ed io lo compresi allora, ma solo in parte. Lo comprendo interamente ora che leggo nel suo diario, alla data del 13 novembre '37, questa notazione: "Comincia la definizione dello scritto su Hegel. Metto questo scritto sotto la protezione della Madonna e di San Giuseppe". E nella mia mente riaffiora un pensiero di Alfredo Oriani, questo: "Fra le battaglie di Napoleone e le tempeste del pensiero di Hegel, chi oserebbe decidere"?
L'umile cristiano Antonio Lombardi, nelle tempeste del pensiero di Hegel, introduce la famiglia di Gesù, e affida la barca del suo spirito a Colei che è stella del mare e a Colui che, fra tutti gli uomini, fu prescelto a tutelare la umanità di Cristo. La potenza del genio è affrontata dall'umiltà del catecumeno; e, trepidando, leggo ancora nei suoi appunti:
4 dicembre 1936: "...una certa inclinazione all'amore della povertà, umiltà e mortificazione... Dopo la comunione sforzatomi, è riuscito ma in parte, a considerare gli altri come migliori di me. Al qual fine, mi sono aiutato con i ricordi dei sentimenti ch'ebbi durante la convalescenza della malattia del 27-28, sentimenti ch'erano pieni di stima, di dolcezza per il prossimo che mi pareva mirabile per la sua bontà".
5 dicembre: "Avvicinare i poveri più abietti e quelli la cui vicinanza ci umilia maggiormente agli occhi del mondo: stravaganti, pazzi ecc… poiché con la pazienza e la carità che si esercita verso di questi, il Sacro Cuore ci vuole affidare il dono della perfezione".
E "il fine deve essere quello di essere abietto con gli abietti. Il quale esercizio è necessario, poiché siamo noi veramente abiezione e per i nostri peccati e per il nostro nulla; ma non ce ne ricordiamo".
7dicembre: "Proponimento: evitare, con la grazia di Dio, i peccati veniali. Proposito particolare: non cercare di piacere a nessuno, a nessuna, o cercando di far bella mostra di me, o con la parola, o anche con l'umiltà stessa; ma avere il pensiero di piacere solo a Dio".
8 dicembre: "Poco bene in salute, perciò non sono andato in Chiesa. Ogni piccola malattia è una piccola grazia, e come tale ho voluto accettarla nel giorno dell'Immacolata".
9 dicembre: "Mortificare il gusto".
12 dicembre: "Non commettere alcun peccato veniale di volontà".
14 dicembre: "Contro la dissipazione dello spirito: non trattenermi in pensieri inutili, discorsi eee.".
15 dicembre: "Vivere in Dio. Non occuparmi che delle cose dello spirito... Non voler piacere né a sé né agli altri. E solo a Dio".
1-2-1937: "Dimenticarsi di sé stessi, in onore del Cuore di Gesù: dimenticarsi di sé stesso, cioè non rilevare alcuna ingiuria, fatica, contrarietà".
5 febbraio: "Non turbarsi dei propri difetti poiché essi servono, secondo il disegno di Dio, a farci amare la nostra abiezione".
8 febbraio: "In ciascuna cosa, non attendere ad alcun fine di plauso o di riuscita, ma all'umile servizio di Dio".
14 febbraio: "Essere dolci con tutti".
2 marzo: "Essere dolce come Gesù".
2 marzo: "Tacere quando siete accusato".
16 marzo: "Riposare nel seno di Dio come un bambino senza pensieri"; ma il 28 di nuovo è sul calvario: "Non lamentarsi di nulla".
Al mormorato suono di queste confessioni a sé stesso, non sono possibili commenti: si commenta e discute il filosofo, non si illumina la luce. E la luce dello spirito di Antonio Lombardi sulla vetta della perfezione cristiana abbaglia già le anime nostre. Siamo dunque vissuti accanto a chi? A un filosofo certamente; ma a un filosofo che aveva proposto a sé stesso la santità. E per parafrasare il giudizio di Oriani, a me chiedo ed a voi: "Fra la potenza di un filosofo e l'umiltà di ehi aspira alla santità, come esitare a scegliere"?
II mondo, ormai, non può trovare che una sola salvezza: quella dei santi. E incontro a noi, avanza con passo leggero, il viso levato e sorridente, Antonio Lombardi, per direi singhiozzando: "Che cosa avete mai fatto quest'oggi, o fratelli miei? No, non sono io, io sono un abietto". Ma noi gli rispondiamo per consolarlo e consolarci: "Sì, un abietto formato nel fuoco di Dio!"(2).
RAFFAELE GENTILE

NOTE
(1) Con articoli e saggi Lombardi fu collaboratore e redattore di giornali e riviste più accreditati, a cominciare da "L'Osservatore Romano".
(2) Dal testo della commemorazione tenuta da V. G. Galati i1 9 maggio 1954 a Catanzaro.