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venerdì 24 ottobre 2014

27. SI CONCLUDE LA FASE DIOCESANA DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE

24 ottobre 2014. - In tale data la Congregazione delle Cause dei Santi ha emesso il Decreto di Validità sulla Inchiesta diocesana di beatificazione del Servo di Dio Antonio Lombardi. Ora si passa alla costruzione della Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis (la tesi che dovrà essere discussa dai teologi e dal Congresso dei cardinali e Vescovi per la proclamazione della venerabilità, ossia la dichiarazione da parte del Papa delle virtù eroiche).

6 ottobre 2013. Giorno della Dedicazione della Cattedrale di Catanzaro. Solennità di San Bruno. Vent’anni fa come ieri, nel 1993, l’arcivescovo Antonio Cantisani, oggi emerito, apriva il primo sinodo dell’arcidiocesi di Catanzaro- Squillace. Quattordici anni orsono, nel 1999, sempre il 6 ottobre, maturava uno dei frutti del sinodo: l’avvio del processo di canonizzazione del Servo di Dio Antonio Lombardi (Catanzaro, 1898-1950). E proprio ieri in Cattedrale, in una data quindi ricca di significati, la conclusione della sua fase diocesana. Passano così al vaglio di Roma le “carte” –più di tremila pagine di documentazione, senza contare le pubblicazioni- del filosofo santo Antonio Lombardi, le cui spoglie mortali riposano nel Duomo. Il momento è tra i più emozionanti e solenni. Padre Pasquale Pitari, promotore di giustizia del tribunale ecclesiastico, illustra l’iter processuale della causa, definendo Lombardi come un “uomo sensibile conquistato da Dio”. La vita e le opere del Servo di Dio sono invece esposte dal postulatore don Franco Isabello.
Ma non è soltanto la chiusura del processo di canonizzazione. Quella di ieri è una giornata davvero importante per la comunità ecclesiale. Con la celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo metropolita Vincenzo Bertolone e aperta dai saluti del vicario generale Mons. Raffaele Facciolo, si inaugura il nuovo anno diocesano; viene così consegnata ai fedeli la Lettera pastorale sul grande tema della “misericordia”. Nell’occasione anche il conferimento dei ministeri del lettorato a Fabio Pullano e dell’accolitato a Diego Menniti, Rosario Greto, Valentino Cubello e Antonio Gatto: un passo importante per questi giovani seminaristi che si preparano a diventare sacerdoti. E non sembri priva di significato neanche la coincidenza della solennità di San Bruno: proprio quest’anno i monaci certosini ricordano i cinquecento anni dal ritorno a Serra, un evento che la curia diocesana sta già programmando di onorare degnamente.
“Dobbiamo tutti noi riflettere –afferma l’arcivescovo Bertolone durante l’omelia - sulla fede celebrata e vissuta. Gli occhi della fede portano allo sguardo di Dio. E difatti ci sono le orme di Dio sulla sabbia del tempo, tra la storia degli uomini. La fede è una forza inarrestabile, capace di sradicare ciò che è radicato”. L’arcivescovo sottolinea ancora come la fede sia una “conquista”. “In materia di fede –dice- il grande regista è Dio. La fede ci offre il senso del cammino e lo illumina. Bisogna sempre stare attenti a non umanizzare Dio e divinizzare l’uomo. La nostra fede si concretizza nell’amore”. “La fede –conclude- è la parte essenziale della nostra vita. A Dio non possiamo dare le briciole”.
Luigi Mariano Guzzo
Il Quotidiano della Calabria – 6 ottobre 2013


FILMATO DELLA CONCLUSIONE DELL'INCHIESTA DIOCESANA (cliccare)



 









(CLICCARE sotto sull'articolo per leggere)
L'incontro è stato tenuto il 5 ottobre 2013 - Articolo in Gazzetta del Sud, 8 ottobre, p. 28.

mercoledì 16 ottobre 2013

17. LETTERA DI ANTONIO LOMBARDI A DON PAOLO AIELLO



Lettera inviata a Don Paolo Ajello per dirimere alcuni dubbi.

Catanzaro, 2 novembre 1945
Mio carissimo,
è impossibile che chi cerca la verità non la raggiunga. Se la cerca, vuol dire che l’ama, e se l’ama già la possiede in qualche modo. Ma la verità è Dio. Se togli Dio, io non vedo quale altra verità ti resti. Non mi pare che la materia possa essere verità per se stessa, verità che basti a se stessa. Del resto, se anche a te, da quel che tu stesso mi scrivi, pare che possa essere detto con ragione che l’esistenza della materia debba esser preceduta dall’esistenza di un essere che sia essenzialmente pensiero, come faresti poi ad essere materialista e d’altronde, se tu trovi difficoltà di ammettere l’unione dell’anima col corpo, perché, d’altra parte, la soluzione materialistica di quella difficoltà dovrebbe essere contro Dio? Tu puoi per tuo conto risolvere materialisticamente la questione, e credere nondimeno in un Dio creatore della materia. E quando poi avrai creduto in Dio, come forse credi, allora ti sarà facile intendere che la potenza di Dio è sempre superiore alla nostra possibilità di comprendere, e non ti lascerai fuorviare da nessuna difficoltà. E ti pare giusto che noi dobbiamo negare Dio per qualunque intoppo incontriamo nel nostro cammino? Ciò significherebbe che noi stessi ci reputiamo infallibili e divini, e che sia vero solo quello che ci par comprensibile, e falso tutto quello che noi non comprendiamo. Ma quante cose ci sono sembrate contraddittorie e poi abbiamo viste essere del tutto logiche e conseguenti? Noi non possiamo presumere di giudicare la verità che in un solo modo, vale a dire: siccome è ovvio che la nostra mente può sempre cadere in errore, così è evidente che essa non si può erigere a giudice supremo di verità ma deve credere in una verità suprema e al di sopra di lei.
     Passiamo ora alla difficoltà che mi proponi. La tua considerazione più generale è che “lo spirito deve avere in comune con il cervello qualche quid che lo imparenta (lo rende simile) a quest'ultimo”. Altrimenti, secondo te, “il contatto delle parti non si può spiegare”. Io ritengo che nessuna persona veramente saggia abbia mai potuto negare che tra lo spirito e il corpo vi debba essere una qualche somiglianza. Non solo nella natura corporea noi osserviamo che le cose non sono mai del tutto dissimili, ma dobbiamo convenire che anche tra una natura divina e quella del mondo sarebbe addirittura stolto non concepire una qualche somiglianza. Dio è un essere completo, infinito, che ha nella sua unità tutte le possibilità dell'essere; l'essere corporeo, invece, è finito, limitato, manchevole. Nondimeno l'uno e l'altro sono essere. Ed è appunto che Dio possiede nella sua natura la completezza dell'essere, che Egli può essere il Creatore di ogni ente.
     In quanto poi alla somiglianza, anch’essa necessaria, tra lo spirito e il corpo, ti ricorderò, giacché tu stesso ti richiami al mio libro, quello che io scrivevo nella Critica delle Metafisiche: “In ogni corpo noi apprendiamo una qualche somiglianza con lo spirito, poiché, quando diciamo spirito, intendiamo questo almeno: che esso è, e che quindi si oppone come il corpo a ciò che è (pag. 71). Infatti, se lo spirito, nella ipotesi, è qualche cosa, deve pure affermarsi in quello che è, nel suo essere, nella sua sostanza, nella sua potenza, nella sua attività, e in questa sua affermazione deve certo assomigliarsi al corpo, che anch'esso si afferma in ciò che è e in ciò che possiede. Se in qualche luogo io faccio valere la dissomiglianza dello spirito dalla materia, ciò viene fatto contro coloro che dello spirito e della materia vorrebbero che si facesse addirittura una medesima cosa; come chi volesse dire che il cane e il gatto, solo perché sono simili per essere entrambi animali o mammiferi, fanno anche una medesima specie: il che è falso. Tu vedi dunque l'armonia mirabile dell'universo, dove nell'infinita verità delle cose, è nondimeno una fondamentale somiglianza, derivata da quel primo principio che è suprema unità di tutte le cose. Non v’ha forse maggiore inganno nella filosofia che voler separato del tutto il mondo corporeo da quello spirituale, la creatura dal suo creatore, relegando in un'assoluta estraneità la fonte stessa di ogni vita e di ogni esistenza. Ricorderai le parole dell'Apostolo, che in Dio noi viviamo, ci muoviamo e siamo. I grandi mistici della Chiesa, che sentirono il legame d'amore che corre tra loro e Dio, compresero, e sperimentarono anzi, quest'armonia dell'esistenza.
     In riguardo all'essere, l’armonia consiste in quella gradazione che da essere infinito completo, pieno, discende per le creature spirituali sino all'essere infimo della materia. Donde avviene anche che le creature che hanno più di essere, tanto maggiormente possono operare sulle altre. Soprattutto Dio, che possiede la pienezza dell'essere, può operare universalmente e direttamente su tutte le creature.
     Da queste considerazioni generali possiamo ora passare a quelle più particolari. Tu scrivi: “Io vorrei che mi spiegaste come due nature o enti così eterogenei quali l'intelletto o spirito e la materia possano essere uniti e venire a contatto”. E tu intendi evidentemente l'unione dell'anima spirituale con il corpo nell'umana natura. Tu sai che nella seconda metà del secolo scorso, in connessione con la dottrina dell’evoluzionismo, fu molto dibattuta la questione se la vita fosse sorta per l'evoluzione della materia, ovvero fosse una creazione speciale nella natura. Ora non c'è proprio da adombrarsi, anche se alcuni spiritualisti non abbiano saputo riguardare la cosa imparzialmente, nell'ipotesi che fa sorgere la vita dalla materia. Gli scrittori della chiesa hanno sempre ritenuto “come possibile il nascere di organismi reputati infimi e imperfetti dagli elementi della natura” (Critica delle metafisiche, 334). La difficoltà esiste esclusivamente nel campo scientifico, in quanto non si è potuto ancora accertare il sorgere della vita dalla materia. Dopo i magnifici esperimenti di Pasteur, non si è potuto ancora sperimentalmente contraddire a quella specie di legge, che è il vivente nascere dal vivente. Se da qualunque materia si possa sviluppare la vita, ignoro se sia vero; però è certo in ogni caso che la vita e la materia si possano perfettamente congiungere.
     Come vedi, la vita non inerisce solo a Dio, né solo alle creature spirituali, ma inerisce anche alla materia: la vita con le sue operazioni non può certo esistere senza un oggetto cui inerisca. Ma questo soggetto può ben essere un ente materiale. E qui noi possiamo contemplare il caso che ci riguarda da vicino. Nell'ipotesi di una sostanza spirituale, cui naturalmente inerisce la vita, che difficoltà c’è ad ammettere che, in determinate condizioni, quella sostanza possa, per mezzo del suo principio vitale, congiungersi alla materia? Nella Critica scrivevo: “Coloro a cui parve impossibile che l'anima potesse essere la forma sostanziale del corpo, non considerarono che ogni spirito è anima, è innanzitutto vita” (pag.208). È in tal modo che noi diciamo che l'anima intellettuale si unisce alla materia dell'uomo e lo informa; potendo tuttavia sopravvivere alla dissoluzione del corpo, in quanto ha una natura propria, se la vita si può partecipare alla materia, perché dunque una sostanza spirituale, e però vivente, non potrebbe essere principio di vita nella materia? E credi tu che nell'ipotesi materialistica si possa veramente spiegare l'intelletto e la vita come una estrinsecazione del cervello o della materia? Tutta la materia è essenzialmente vivente, e allora la vita non viene dalla materia, perché è stata primieramente insieme con essa; ovvero non tutta la materia è essenzialmente vivente, e neanche allora la vita può sorgere dalla materia in quanto materia, ma, in quanto nella materia, o in alcune materie, v’è un principio e una disposizione alla vita. E a tal proposito scrivevo: “E’ necessario infatti che vi siano degli agenti o principi attivi, senza di che la vita rimarrebbe in eterno allo stato virtuale; d'altra parte è necessaria una disposizione o potenzialità della materia, senza di che i principi attivi non potrebbero nulla operare” (ibid. 334).
     E in quanto alla conoscenza dell'intelletto in particolare, essa non è che quale estrinsecazione del cervello; non si può spiegare neppure quale conoscenza sensitiva. “Le varie teorie associazionistiche”, scrivevo ancora nella Critica, “fisiologiche e fisiopsichiche, non possono mai costruire sui sensi la coscienza intellettuale, poiché tutte le impressioni, le tracce, le influenze, le relazioni e le correnti che le sensazioni determinano sui centri nervosi, sulle fibre o sulle cellule non sempre individuate nella materia, non valgono mai a suscitare quel tipo universale delle forme, che non è sensibile, ma intellettuale ed astratto (342)”.
     A me pare che definire l'intelletto una estrinsecazione del cervello, o la vita una estrinsecazione della materia, sia piuttosto un voler chiudere gli occhi sulle difficoltà, che un superarle. Il pensiero e la vita, le stesse elementari sensazioni, anche se noi le diciamo una estrinsecazione della materia, restano però di fatto una cosa ben diversa dalla materia. Il sentire e il pensare sono forse materia? Anche se congiunti in qualche modo dalla materia? La sensazione e il pensiero sono cose talmente nuove rispetto alla materia e alle sue modificazioni, che essi non si possono spiegare se non con una potenza primigenia, alla quale si riferiscano in egual modo e l'esistenza della materia e quella della vita che alla materia è congiunta. La vita può sì essere congiunta alla materia e in tal modo può dirsi che la materia può avere in sé la vita; ma la possiede, senza che però valga a giustificarla a quel modo che noi possediamo il nostro corpo e, nondimeno non da noi l'abbiamo fatto, adesso ci sta innanzi quasi a noi straniero.
     D'altronde, tali considerazioni sull'impossibilità della dottrina materialistica di spiegare questo ed altro, non vengono soltanto da noi, se proprio colui che, nella seconda metà del secolo scorso, parve maggiormente dominare il campo delle scienze positive ed evoluzionistiche, vale a dire lo Spencer, credette di cominciare la sua opera con una parte dedicata a L'inconoscibile, dove appunto viene dimostrato che il materialismo non può risolvere i massimi problemi della filosofia. Questa parte dello Spencer è ancora assai interessante, ed è, si può dire, la sola cosa di lui che sia rimasta viva. Il mistero della vita e del pensiero non si può risolvere che in Dio, il quale, essendo per essenza vita e pensiero, ha potuto comunicare alle cose l'essere e la vita e il pensiero. All'ipotesi che affacci della possibilità che lo spirito sia un’estrinsecazione del cervello, tu aggiungi: “altrimenti come si spiegherebbero gli effetti che, per esempio, la tiroidina ha sul cervello di potenziarne o meno le sue facoltà”?
     Per conto mio, ritengo che nulla è nell'intelletto che prima non sia nei sensi, e che pertanto l'intelletto non possa giudicare se non in riferimento alla conoscenza sensibile, ai dati che i sensi gli offrono. Dal che si vede che la capacità di comprendere non dipende solo dalla potenza in sé dell’intelletto, ma anche dalla materia del giudizio secondo che sia poco o molta, buona o cattiva. Così il medesimo ingegno, incapace a risolvere un determinato problema in base a determinati elementi, saprà poi  risolverlo agevolmente ove abbia alcuni elementi di giudizio, o siano rimossi, fra i primi elementi, quelli che eventualmente fossero stati cagione di errore e falsità nel giudizio. In tal modo tutto ciò che può mutare la conoscenza sensitiva, mutando la forma e la vivacità delle immagini e delle sensazioni, può mutare anche la conoscenza intellettuale, sì che il giudizio dell'intelletto può venir falsato rispetto alla verità, che le cose erano nate ad avere in ordine all'intelletto.
     Non aggiungo altro, che già la lettera è troppo lunga. Ma vorrei che tu ti persuadessi che tutte le ragioni dell'uomo sono deboli, e che questa è la principale ragione per cui egli debba credere in Dio. Credi tu di essere sicuro delle tue ragioni? La filosofia non ha ancora potuto progredire rispetto alle parole di Socrate: “Questo solo io so, di nulla sapere", e in questo sapere c'è Dio. Ti abbraccio.

venerdì 3 maggio 2013

20. UN LAICO ADULTO NELLA FEDE INNAMORATO PER DAVVERO DI DIO



Avviata la Causa di canonizzazione dell'avvocato Antonio Lombardi e inaugurata la nuova Biblioteca Arcivescovile.

Lo stretto intreccio tra fede e cultura alla radice del “Progetto culturale orientato in senso cristiano”.
di Teobaldo Guzzo
Per la diocesi di Catanzaro-Squillace e per la città capoluogo di regione è stato un grande pomeriggio di festa lo scorso mercoledì 6 ottobre 1999, giorno della Dedicazione della Chiesa cattedrale; prima, con l'avvio della Causa di canonizzazione del Servo di Dio Antonio Lombardi, la comunità (non solo cristiana) ha riscoperto la spiritualità di un grande figlio di Catanzaro della prima metà del novecento, adulto nella fede e innamorato per davvero di Dio; poi, con l'apertura al pubblico della rinnovata Biblioteca arcivescovile, la Chiesa diocesana per una volta ancora si è impegnata ad offrire un servizio significativamente valido ad un'intera regione assetata di cultura e di tutti quei valori umani e sociali ad essa collegati. E così, nel nome di Antonio Lombardi e del suo impegno culturale, culminato, nei difficili anni post-bellici, nella costituzione, addirittura nella sua abitazione di larghetto Sant'Angelo, del Novum Studium per la formazione di coscienze forti nella fede, generose nell'impegno sociale e politico per la rinascente nazione;  nel nome di Antonio Lombardi - si diceva - la nuova Biblioteca arcivescovile è destinata, in prospettiva, a diventare un novum studium publicum, che con intelligenza e coraggio dovrà saper concorrere all'elevazione culturale dei giovani calabresi e contribuire ad una migliore qualità della vita, tanto dei singoli quanto della collettività.
È indubbio che l'avvio della Causa di canonizzazione dell'avvocato Antonio Lombardi con lo svolgimento della prima sessione dell’inchiesta informativa diocesana sulla sua vita, le sue virtù e la sua fama di santità e l'apertura della Biblioteca costituiscono facce della stessa medaglia, anzi l'una si pone come l'interfaccia dell'altra. Infatti, riscoprendo la spiritualità dell'avvocato Antonio Lombardi, si riattualizza la tensione morale dell'uomo di cultura, che, vivendo nella cultura del suo tempo, cerca di comprenderla per liberarla da tutte le scorie dell'immanentismo e librarla contemporaneamente verso i valori della trascendenza. Insomma, l'uomo non può rimanere prigioniero delle tenebre dell'ignoranza e dell'incultura, giacché è chiamato a promuovere quella “carità della sapienza”, con cui sostanzia di contributi validi l'intima tensione dell'uomo.
Nell'impegno culturale di Antonio Lombardi, sia sul versante speculativo (fu aperto alle molte sollecitazioni della filosofia contemporanea), sia su quello operativo (fu ispiratore e fondatore del giornale cristiano “L'idea cristiana”), sono rintracciabili i prodromi (non sembri irriverente l'accostamento!) di quel fecondo rapporto tra fede e cultura, di cui parla l'ultima enciclica di Giovanni Paolo II.
Non c'è stata intuizione migliore, nell'assunzione del motto della biblioteca, dell'agostiniano “Fides, nisi cogitatur, nulla est”, per il quale se la fede non è accompagnata da un sano pensiero è vana per davvero. E la necessità, che solo la fede interamente pensata e fedelmente vissuta può essere pienamente accolta e diventare così un germe di storia nuova, è risuonata con entusiastica incisività nelle parole del nostro Arcivescovo sia in cattedrale, nell'omelia della solenne concelebrazione eucaristica, sia nell'aula “Sancti Petri”, nella cerimonia di inaugurazione della Biblioteca.
Il Servo di Dio Antonio Lombardi - ha chiarito l'Arcivescovo - visse con intensità la “vocazione alla santità”; una santità di tipo feriale  che consiste nella sequela di Cristo, nel trasfigurarsi in Lui attraverso la filiale disponibilità alla volontà del Padre. “Tutto parte da nostro Signore Gesù Cristo, il Risorto, il Vivente, che offre, nell'oggi della storia e nel qui del territorio, la possibilità di realizzare il progetto di Dio su ciascuno di noi”.
Qual è la lezione che ci ha lasciato Antonio Lombardi e che abbiamo la grazia di riscoprire nell'anno centenario della nascita terrena e a distanza di 49 anni dalla sua nascita celeste?
“Lombardi - ha detto l'Arcivescovo - con l'esempio della sua operosità culturale, sociale e caritatevole ricorda all'uomo del nostro tempo il dovere della ricerca, sincera e libera, della verità, di porsi la domanda di senso e la necessità di motivare la propria fede”.
Ma entriamo più da vicino nella cronaca della giornata del 6 ottobre, una cronaca che, a distanza di poche ore, è già un’esemplare pagina della plurisecolare storia della diocesi e della città di Catanzaro.
Al termine della Messa e prima della benedizione finale, alle 18,33 in punto, Mons. Arcivescovo accoglie la richiesta del postulatore, prof. Don Armando Matteo, di dare inizio all’Inchiesta informativa diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio Antonio Lombardi. Subito dopo i sacerdoti Dante Sabinis (giudice delegato), Franco Isabello (promotore di giustizia) e Marcello Froiio (notaio attuario), tutti componenti il Tribunale, prestano giuramento, unitamente al postulatore che ha la premura, in seguito, di presentare l'elenco dei testimoni (una cinquantina) che dovranno essere ascoltati. Cerimonia commovente per davvero questa dell'insediamento del Tribunale e della prima sessione dell’Inchiesta informativa, che nella solennità degli atti e dei gesti costituisce un capitolo veramente importante per la vita della Chiesa particolare di Catanzaro-Squillace.
Nella cerimonia di inaugurazione della Biblioteca, con il suo direttore, Don Armando Matteo, sono intervenuti, nella sala “Sancti Petri” il nostro Arcivescovo, la professoressa Maria Mariotti e il dottore Fabio Tassone, bibliotecario.
Mons. Cantisani si è soffermato su quel nesso tra fede e cultura che sta alla radice del “Progetto culturale orientato in senso cristiano”. “La Biblioteca arcivescovile ‘Antonio Lombardi’ - ha aggiunto - è un altro strumento privilegiato per favorire il necessario dialogo tra la fede e la cultura. Essa si pone come un mezzo particolarmente utile nell'opera di evangelizzazione, a cui nell'oggi della storia è chiamata la nostra chiesa locale”.
La professoressa Maria Mariotti, già presidente della Deputazione di storia patria della Calabria, è stata la testimone d'eccellenza di tutta la manifestazione inaugurale. Ha riferito con dovizia di particolari il rapporto di amicizia e di colleganza culturale avuti con l'avvocato Antonio Lombardi nella comune tensione di associare, sotto la spinta di Mons. Lanza, vescovo di Reggio Calabria, i laureati calabresi nell'apposito movimento dell'Azione Cattolica e nella FUCI regionale, nonché nell'impegno di formare le giovani generazioni, pur nella gravità delle rovine della guerra, alla prospettiva cristiana di dover coniugare “l'aspirazione alla libertà con la aspirazione alla giustizia” e di armonizzare entrambe nell'aspirazione alla solidarietà. “Lombardi - ha aggiunto la professoressa Mariotti - ha coltivato l'esigenza di poter dar vita ad una ‘rivista’ per la promozione della cultura su tutto il territorio nazionale nel senso più vero e proprio del termine”.
Il dottor Fabio Tassone, da parte sua, ha ripercorso i primi passi della rinata Biblioteca arcivescovile, le prospettive e le regole auree che devono sovraintendere alla sua vitalità ed al rapporto empatico tra il libro ed i lettori.
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro e la visita della biblioteca.

lunedì 17 dicembre 2012

6. RICORDI FILMATI DI ANTONIO LOMBARDI

1. TG3 ricorda l’avvio della Causa del Servo di Dio Antonio Lombardi – 6 ottobre 1999

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2. Antonio Lombardi verso gli altari: Prima sessione del processo – 6 ottobre 1999

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3. Omelia di Mons. Cantisani all’avvio della Causa di beatificazione di Antonio Lombardi – 6 ottobre 1999

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4. Inaugurazione della biblioteca diocesana "Antonio Lombardi" - 6 ottobre 1999

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5. I resti del Servo di Dio Antonio Lombardi in Cattedrale di Catanzaro - 23 aprile 2001

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6. Ricordo del Servo di Dio Antonio Lombardi a Teleradiopadrepio - 6 giugno 2013

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7. Percorso tra le stanze della Casa del Servo di Dio Antonio Lombardi

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8. Ricordo del Servo di Dio Antonio Lombardi - 6 dicembre 2012