mercoledì 1 febbraio 2012

4. ANTONIO LOMBARDI: AUTORE DI VIVA COSCIENZA



Le prime volte in cui discutevo di “Il Servo di Dio. Antonio Lombardi profeta laico del ventesimo secolo” (Velar, 2012) con il suo autore, l’amico e giornalista Luigi Guzzo, confesso di aver non di rado indicato il protagonista del saggio come “padre Lombardi”; la mia erronea indicazione, tuttavia, aveva un qualche fondamento: ora che ne scopro le virtù, per la riuscita, prima, indagine di Guzzo, penso che il Lombardi fosse munito di quei caratteri (di quel carisma?) che solitamente si attribuiscono al concetto di “paternità”, declinato in senso confessionale; non secondariamente, ogniqualvolta ne avessi sentito parlare nella città di Catanzaro -col senno di poi: troppe poche volte-, subito notavo che anche nel racconto popolare gli accenti sulla “santità” di questo laico meridionale dominavano su ogni altro tipo di riflessione. Inoltre, quando ho letto i primissimi appunti di Luigi Guzzo sulla figura di Antonio Lombardi, e soprattutto quando mi sono imbattuto nella “Critica delle Metafisiche” (1940), ho ritenuto inevitabile immaginare che posto avesse, nella dottrina lombardiana, la teoria dell’atto giuridico, di ispirazione cristiana (rectius: canonica), per uno studioso che proveniva dal mondo, contraddittorio ma interessante, della giurisprudenza italiana degli anni Venti e Trenta. Luigi Mariano Guzzo ha centrato l’obiettivo che, anche parlandone con un amico, aveva indicato come suo prioritario: stendere un primo saggio, un primo contributo di riflessione, possibile volano di ulteriori riflessioni tanto sullo specifico autore considerato quanto sul tema, di largo e “annoso” respiro, del contributo laico nella missione della Chiesa. In realtà, ritengo che questa prima boa sia stata sin da ora fruttuosamente sorpassata, perché il testo (soprattutto nei riferimenti alla Chiesa secondo-conciliare e nel riferire del contributo politico-programmatico cattolico, tra inizio della Resistenza e promulgazione della Costituzione) riesce ad aprire non banali squarci ulteriori.
Non tutto in Lombardi parla del teorico: l’appartenenza confessionale, convinta nonostante la famiglia recasse in sé il timbro forte del radical-socialismo, sostenuto dal padre ed esistente negli ambienti d’avanguardia delle regioni meridionali da almeno un cinquantennio, spesso anticipa il momento della critica a quello dell’analisi (così, mi parrebbe essere la “Psicologia dell’esistenzialismo”, che è una critica, più che dell’esistenzialismo francese, dell’edonismo, degli individualismi riduzionisti, persino della montante imposizione della società dei consumi); ma, e questo è uno dei meriti dell’interessante lavoro di Guzzo, il peso di un autore che contribuisce a ridefinire l’appartenenza culturale laicale, nell’emisfero ecclesiale, va valutato anche per le concrete scelte di vita operate, per la capacità di manifestare coerenza nel novero ristretto delle attività quotidiane, dell’accoglienza in tempi di diffuso immiserimento popolare, dell’attività di studio, orientata a fini divulgativi, e non solo.
Il laicato secondo-conciliare non è stato disciplinato in modo restrittivo, ma come sempre aperta e vivida carica di speranza. Ciò, in sostanza, coinvolge aspetti tuttavia assenti, e per ovvie ragioni, nell’opera di Lombardi: la diversità degli stili di vita, la legittimità di ciascun percorso che conduca all’adesione di Fede, autentica e incondizionata, una pratica dell’attivismo sociale, congrua rispetto alle nuove sfide esatte dalle società globali. Ma già solo che vi sia, in Lombardi, la traccia netta e forte di un impegno caritatevole, concepito sia in termini teorici che locali e territoriali, del ripudio delle guerre e della loro attitudine violenta alla coazione, vale a riscattare l’autore anche ai fini di un discorso consapevole sulla modernità.
Non v’è dubbio alcuno che Guzzo avrà tempo, modo e luogo tanto di arricchire le sue note su questo medesimo autore, quanto di rinvenirne altri, di identica e complementare capacità prospettica e determinazione di vita e di Fede; per intanto, “Il Servo di Dio. Antonio Lombardi profeta laico del ventesimo secolo” si palesa come notevole antologia di istantanee su un personaggio significativo, nonché compiuta, ricca, prima ricerca espositiva.

3. ANTONIO LOMBARDI: IN CAMMINO VERSO L’ETERNITÀ

Il Servo di Dio Antonio Lombardi. Profeta laico del ventesimo secolo

Antonio Lombardi (1898-1950) fu un filosofo che scelse la "porta stretta" della santità ordinaria. Nella sua azione e nelle sue opere fu profeta di quella impostazione che la Chiesa del Concilio Vaticano II chiede ai laici.
48 pagine illustrate - 3,50 Euro


Riflessione di SEBASTIAN CIANCIO


“Oggi il mondo ha bisogno più di testimoni che di profeti - aveva detto Paolo VI - e se ha bisogno di profeti, esige che siano anche testimoni”. Uomini di Dio come i tanti laici che raggiunsero la perfezione cristiana, incarnando nella propria esistenza la bellezza e la coerenza delle beatitudini, rappresentano un dono autentico che Dio volge all’umanità perché essi, veri “profeti” e “testimoni”, vivendo nell’intimità con il Signore, Lo rendono ancora oggi presente in questo mondo tormentato e privo di speranza. In prospettiva, merita un posto di rilievo nella storia Diocesana di Catanzaro, l’indimenticabile figura di Antonio Lombardi.    
Una breve vita la sua ma intensamente vissuta nel segno della croce e della carità sociale. Una vita quella del filosofo Antonio Lombardi (1898-1950) che la città di Catanzaro ha la necessità di conoscere e approfondire maggiormente. E per cogliere le motivazioni del suo generoso impegno culturale, è significativo quanto ci propone e descrive il giornalista pubblicista Luigi Mariano Guzzo nel suo libro “Il Servo di Dio Antonio Lombardi – Profeta laico del ventesimo secolo”, collana “Biografie Blu”, editrici Velar – Elledici (2012). Nella ricostruzione etico-sociale, per altro pregevole, operata dal giovane Guzzo, emerge la concezione filosofica che Antonio Lombardi promuoveva. Quell’idea morale di uomini nati per la libertà ma smarriti nelle tenebre dell’ignoranza. In particolare il Lombardi si avvide che la cultura del suo tempo negava qualsiasi valore al trascendente, che si trattava di una cultura tutta improntata al materialismo e all’esaltazione della potenza della tecnica. Ciò suscitava discredito verso la fede e verso la Chiesa. Per tale ragione, dopo la conversione ai precetti cattolici maturata intorno ai trent’anni e a seguito di una grave malattia e della morte della giovane amata, egli aderisce totalmente al vangelo di Cristo attraverso la sua testimonianza di fede e l’impegno associativo nell’Azione Cattolica e nella FUCI . In chiave filosofica, invece, intraprese la dura fatica del pensare allo scopo di criticare, da una parte, gli atteggiamenti antimetafisici comuni a molti in quel periodo e allo scopo, dall’altra, di mostrare all’uomo quale fosse la verità ed il senso della sua esistenza. La testimonianza di Antonio Lombardi, filosofo di Catanzaro, che scelse la “porta stretta” della santità ordinaria, sta nella scoperta della luce in mezzo alle tenebre prima dell’indifferentismo religioso e poi della malattia. Ed è in questa luce che riesce a intravedere il volto di Dio che è Amore, il volto di Dio che è il volto degli ultimi, dei miseri e degli emarginati. Antonio Lombardi seppe, come pochi, infondere speranza, coniugare cultura, carità e santità in una terra difficile, “sismica” non solo geologicamente , diffidente ma soprattutto povera di grandi esempi virtuosi e laicali.








ANTONIO LOMBARDI: AUTORE DI VIVA COSCIENZA
Domenico Bilotti
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